Una vera e propria arca di Noé dove conservare e salvare il dna di 400 varietà olivicole made in Italy, un patrimonio unico al mondo. A raccoglierlo sarà un parco agricolo ad hoc, che nasce come Olivoteca d'Italia. Un' area che consentirà al visitatore e alle scolaresche di cogliere la biodiversità dell'olivicoltura nazionale ma anche di mettere in luce la peculiarità di gusto e nutrizionali degli oli nostrani sul mercato globale, con un numero-record di qualità certificate: 37 Dop e 1 Igp sulle 98 dell'Unione Europea. L'idea è partita dal Molise dove Pasquale Di Lena, esperto del settore e fondatore nel 1994 dell'associazione 'Citta' dell'oliò a Larino (Cb), ha proposto la costituzione di un'azienda ad hoc che si chiamerà 'Olivoteca d'Italià e ha l' adesione dell'Assitol, della Cia e della Provincia di Campobasso. Il nome l'ha suggerito il presidente della Cia - Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che ha accolto "con soddisfazione un bel progetto che mette insieme uno dei nostri punti di forza tra i Paesi produttori del Mediterraneo, e non solo. Il progetto tutela inoltre - ha sottolineato Politi - un patrimonio ambientale che, negli ultimi anni, ha rischiato di disperdersi per gli incroci varietali". L'Olivoteca d'Italia ha trovato l'interesse di numerose Regioni, a partire dal Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Toscana. "Nell'ambito di questi territori abbiamo bisogno di 20-30 ettari e questo progetto - ha aggiunto il presidente della Cia - ha tutta la valenza didattica-scientifica per meritare di recuperare una piccola parte di patrimonio fondiario inutilizzato, le aree demaniali". La realizzazione della 'teca', con la messa a coltura di tutte le varietà autoctone olivicole, "permetterà alle giovani generazioni - ha poi osservato Politi - di vivere la ricchezza di una cultura produttiva che affonda le radici nel Mediterraneo. Per questo gli studenti e i giovani imprenditori saranno gli interlocutori privilegiati di questa nuova iniziativa". Ora l'intento, ha precisato l'ideatore dell'olivoteca, Di Lena, è quello di "costituire unàassociazione per la ricerca e la gestione di questo oliveto unico, che non vuole solo tutelare la biodiversità, ma sottolineare le straordinarie caratteristiche dei nostri oli, in particolare quelli monovarietali e biologici". Dalla Nocellara del Belice e Coratina della Puglia all'Itrana del Lazio fino al Favarol del Veneto, l'Italia possiede, ha precisato infine il curatore della guida 'L'extravergine 2009', Marco Oreggia, un patrimonio di oltre 224 milioni di piante d' olivo coltivate su oltre 1,1 milioni di ettari per una produzione che, nell'ultima campagna, si è attestata sulle oltre 574.261 tonnellate di olio. Ed è proprio sulle varietà che l'Italia vanta il primato mondiale, staccando di gran lunga la Francia (53), il Portogallo (22), la Spagna (20), la Croazia (16), la Grecia (13), il Maghreb (39), l'Asia (66), l'America (4).[ commenta ] ( 16 visite ) | permalink | riferimento |




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