Una tecnica ripara gli organi danneggiati

Inserito da Darione On febbraio - 8 - 2011 ADD COMMENTS

Contro la carenza di organi trapiantabili, arriva dal Canada una tecnica che permette di riparare i polmoni danneggiati rendendoli idonei al trapianto.

L’innovativo metodo di perfusione ‘ stato ideato, e usato per la prima volta al mondo, dai camici bianchi del Toronto General Hospital. Gli esperti, come riportato dalla stampa canadese, hanno ‘riaggiustato’ un polmone danneggiato che lo scorso 5 dicembre ‘ stato trapiantato con successo in un paziente di 56 anni. La tecnica permette di mantenere in vita il polmone all’esterno del corpo del donatore, ad una temperatura costante di 37 gradi, fino a 18 ore: un tempo sufficiente per consentire ai medici di riparare i danni dell’organo rendendolo adatto al trapianto.

“Vedere che questi polmoni sono danneggiati e che 12 ore dopo sono perfetti é ‘ davvero affascinante – ha detto al National Post Shaf Keshavjee, coordinatore del team di medici – a livello mondiale questa strategia potra’ raddoppiare il numero di trapianti di polmone”. Ad oggi, infatti, solo il 15-20% dei polmoni donati rispondono ai criteri di idoneita’ necessari per procedere al trapianto.

Sono gia’ quattro i pazienti del centro canadese che hanno ricevuto polmoni trattati con questa nuova tecnica di perfusione, ma Andy e ‘ il primo al mondo ad aver ricevuto un polmone ‘riparato’, che senza questo metodo sarebbe stato letteralmente gettato via. Secondo i medici canadesi, in futuro potranno essere trattati anche altri organi, come fegato, cuore e rene.

Curare la sindrome di Down gia’ nell’utero…….

Inserito da Darione On febbraio - 8 - 2011 1 COMMENT

La sindrome di Down un giorno potrebbe essere ‘curata’ in utero, quantomeno riducendo nel nascituro alcuni dei sintomi tipici della trisomia del cromosoma 21, come il ritardo mentale.

E’ la strada che lasciano intravedere i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista Obstetrics and Gynecology diretto da Catherine Spong del National Institute of Health di Bethesda nel Maryland. I feti di topolini Down sono stati trattati in utero con composti che proteggono i nervi in sviluppo. Dopo la nascita i cuccioli presentano ridotta sintomatologia rispetto ai non trattati. Gli esperti Usa sperano che il loro studio, anche se all’inizio, rappresenti una svolta terapeutica: una volta scoperto di attendere un bimbo Down, si potrebbe iniettare la terapia in utero.

Nei topi questo ha in parte funzionato: i ricercatori hanno iniettato due sostanze naturali neuroprotettive presenti nel cervello in sviluppo, NAP e SAL, nelle topoline in attesa di cuccioli Down. Le sostanze hanno permesso di prevenire i danni neurali cui sono condannati i feti malati.

Ricomporre le fratture con un iniezione….

Inserito da Darione On febbraio - 5 - 2011 ADD COMMENTS

Scienziati dell’universit’ britannica di Nottingham stanno mettendo a punto un materiale che, iniettato nelle ossa fratturate, si indurisce nel giro di pochi minuti, componendo la frattura.

Secondo la Bbc, la sostanza, che ha la consistenza di un dentifricio, forma grazie al calore corporeo un’impalcatura biodegradabile attorno alla quale l’osso pu’ rigenerarsi. Non ci sarebbe quindi pi’ bisogno di dolorosi innesti di ossa, rimossi da una parte del corpo per essere usati nel rimpiazzo di parti distrutte.

La ricerca ‘ giunta alla vigilia dei test clinici in GB, e gli autori, guidati dal professor Kevin Shakesheff, pensano di poterla lanciare negli Usa entro 18 mesi. “Non c” bisogno di operare il paziente – dice Shakesheff – Pensiamo di poter semplicemente inserire un ago, giungere al punto giusto, iniettare questo polimero, che riempie il tratto osseo distrutto, collegando le due parti in pochi minuti. Questo materiale, a differenza dei cementi usati per le ossa, non si surriscalda, uccidendo le cellule ossee circostanti: in questo caso, possono sopravvivere e crescere”.

C” comunque una limitazione: anche se il materiale si indurisce immediatamente, il legame tra esso e l’osso ‘ debole e quindi potrebbe esserci sempre la necessit’ di inserire delle parti metalliche per assicurare la tenuta, come nel caso di una gamba quando il paziente riprende a camminare.

Yoga, la soluzione indiana contro il diabete

Inserito da Darione On gennaio - 22 - 2011 1 COMMENT

Yoga materia obbligatoria per tutti i bimbi delle scuole indiane, per contrastare ‘a colpi di mantra’ e di esercizi tipici della disciplina orientale molte malattie del benessere come il diabete di tipo 2. E’ il progetto del ministro della Sanita’ Anbumani Ramadoss, che durante un summit sulla ‘malattia del sangue dolce’ a Chennai, nel Sud dell’India, ha annunciato l’intenzione di “rendere obbligatorio lo yoga per tutti gli scolari del Paese”. Gli studi suggeriscono infatti che “lo yoga riduce il diabete, l’ipertensione e lo stress”, ricorda, sostenendo che su questa pratica a meta’ fra sport e filosofia “dovrebbero essere promossi dibattiti scientifici molto piu’ vasti”.
Un argomento quanto mai attuale dopo le proteste sollevate la scorsa settimana dal Malaysia’s National Fatwa Council, che riunisce fra gli altri molti teorici dell’islamismo e che ha consigliato ai musulmani di evitare lo yoga. Le preghiere indu’ ripetute durante il ‘chanting’ potrebbero minare la fede nel verbo di Maometto, era il timore. Una presa di posizione che ha innescato accese polemiche, spingendo il primo ministro della Malesia Abdullah Ahmad Badawi a correre ai ripari: i musulmani possono fare yoga, ha precisato all’agenzia di stampa nazionale Benama, contenendo il chanting. Secondo la massima autorita’ sanitaria indiana, invece, i benefici dello yoga dovrebbero invitare alla diffusione della disciplina.

Soprattutto per proteggere le giovani generazioni dal rischio di diabete con tutte le sue complicanze cardiovascolari, ‘big killer’ nell’intero pianeta. I dati dell’International Diabetes Federation consegnano all’India il triste primato mondiale dell’emergenza diabete. Il Paese conta infatti un numero record a livello globale di 41 milioni di pazienti nel 2007, destinati a lievitare a 70 milioni entro il 2025. La prevalenza del diabete negli over 20 delle aree rurali indiane e’ aumentata al 9,2%, rispetto al 2,2% del 1983. E nelle zone urbane il balzo in avanti e’ stato dal 11,2% del 1998 al 18,6% attuale. Il prezzo da pagare per condizioni di vita migliori: “Le persone che prima camminavano nei campi e raccoglievano l’acqua dai pozzi – riflette Ramadoss – oggi usano il trattore e quando hanno una casa si siedono in poltrona a guardare la tv”.

Riparare un cuore dopo l’infarto… Adesso e’ possibile

Inserito da Darione On gennaio - 14 - 2011 1 COMMENT

Il cuore colpito da infarto si pu’ riparare da solo. E’ la via italiana di una nuova terapia che ha scoperto come rieducare le cellule staminali cardiache a riparare il cuore danneggiato.

Infatti, le cellule staminali svolgono il delicato compito di aggiustare il muscolo cardiaco ma dopo un infarto le cellule non riescono pi’ ad assicurare questa preziosa auto-riparazione. Studiosi italiani, dell’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma e del Laboratorio di Biologia Molecolare Europeo (EMBL) di Monterotondo, hanno scoperto perch’ le cellule smettono di funzionare correttamente ma anche hanno capito come metterle nelle condizioni di riparare il danno. Il clamoroso annuncio ‘ stato dato durante i lavori del Congresso della Societa’ Italiana di Cardiologia in corso a Roma, da uno degli studiosi, il professore Antonio Musara’ dell’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma.

“Con i nostri studi condotti insieme alla dottoressa Nadia Rosenthal dell’EMBL – dice Musara’, Professore associato di Medicina e Biotecnologie alla Sapienza – abbiamo capito perche’ le cellule staminali presenti nel cuore dopo un danno, come un infarto o un trauma, non svolgono piu’ correttamente il loro compito. Infatti, invece di produrre tessuto funzionale contrattile che permette di ‘riparare’ il danno, smettono di funzionare o addirittura producono tessuto fibrotico non funzionale. Questo succede perch’ l’infarto – o il danno – provoca un ambiente ostile all’attivita’ normale delle cellule staminali. Quindi, abbiamo compreso che modificando l’ambiente subito dopo l’evento che ha provocato il danno, le cellule staminali possono riprendere la loro corretta funzione. Questo spiega anche perche’ molto spesso il semplice trapianto di cellule staminali non d’ i risultati sperati. Il fallimento potrebbe essere dovuto proprio all’ambiente non idoneo”.

Una volta scoperto che ‘ l’ambiente a rendere le staminali residenti incapaci di funzionare correttamente si ‘ reso necessario trovare il sistema per ripristinare un ambiente ideale. A questo punto si ‘ ricorsi a fattori di crescita da introdurre nel muscolo cardiaco danneggiato. Si tratta del mIGF-1, che si e ‘ rivelato adatto a modificare l’ambiente, attivare le cellule staminali e recuperare efficientemente il danno. L’mIGF-1 e ‘ un fattore normalmente presente nei diversi tessuti dell’organismo ma in diverse condizioni patologiche la sua funzione viene a mancare. Sono incoraggianti i test sui modelli animali”.

“E’ una scoperta veramente molto importante – dice Francesco Fedele, Direttore del Dipartimento di Cardiologia dell’Universita’ La Sapienza di Roma e presidente della Societa’ Italiana di Cardiologia – perche’ apre una via nuova e fortemente innovativa soprattutto per un utilizzo ‘intelligente’ delle cellule staminali”.

Un momento difficile per l’intera umanità

Un momento difficile per l’intera umanità, centinaia di domande senza risposta di ogni genere ed in ogni settore, questo articolo [...]

Sunrise dubbi e sospetti e molto altro ancora…

Piu’ che un’articolo su un solo argomento, questo vuole essere un’analisi di tutte le cose che infastidiscono in questo momento [...]