Cause e soluzione del debito pubblico

Inserito da Darione On gennaio - 11 - 2012

Il debito pubblico si crea quando gli stati spendono più di quello che incassano. Per finanziare il debito gli stati ricorrono ai titoli di stato.
In pratica gli stati coprono temporaneamente il buco finanziario ricorrendo al denaro che gli organismi finanziari e i cittadini gli danno in prestito ad un certo tasso di interesse, il quale aumenta sempre di più man mano che il debito si aggrava. In pratica una parte del debito viene solo spostata e presa a carico da altri. Tutti i 27 paesi dell’area euro (solo 17 hanno l’euro come moneta) hanno deficit pubblico. Le domande che vengono da porci è: come mai tutti gli stati europei non riescono a non indebitarsi? E possibile che, malgrado incisive misure di austerità, il debito pubblico continui a crescere? Davvero tutti gli stati sono spendaccioni? Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire quali sono le basi del funzionamento del nostro sistema finanziario.

Problema n.1: il debito pubblico si autoalimenta.

Possiamo immaginare l’economia di uno stato come un contenitore di moneta. La massa monetaria deve aumentare sempre di più per diverse ragioni (aumento della popolazione, aumento del PIL, aumento dei prezzi legati all’inflazione, spostamento di capitali all’estero per svariate ragioni ecc), per cui è necessario creare periodicamente moneta. Se la massa monetaria iniettata è in eccesso abbiamo inflazione, se in difetto abbiamo una sottomonetarizzazione con rallentamento dell’economia. Se prendiamo l’Italia come esempio, fino al 1981 esisteva la possibilità da parte del Tesoro di chiedere alla Banca d’Italia, che allora era pubblica, di emettere semplicemente nuova moneta per coprire il fabbisogno dello stato, senza creare una situazione di indebitamento. La situazione è poi cambiata (vedremo dopo perché) e attualmente lo stato deve finanziarsi primariamente attraverso le banche private (o la banca centrale ma sempre per il tramite di banche private e istituzioni finanziarie da essa autorizzate a partecipare alle aste) ricorrendo ai titoli di stato. Le banche acquistano titoli di stato prestando soldi allo stato, oltretutto con un tasso di interesse significativo (attualmente quello dei bot a scadenza annuale è di circa il 7% !). A loro volta le banche private si finanziano presso le banche centrali (Banca d’Italia, BCE), le quali prestano i soldi alle banche private ad un tasso decisamente più basso, attualmente circa l’1%. Questa moneta viene letteralmente creata dal nulla attraverso una semplice operazione contabile, per la maggior parte senza stampare cartamoneta ma accreditandola elettronicamente sui conti delle banche. Ma se le banche finanziano gli stati attraverso prestiti, che comportano pure il pagamento di un congruo interesse, come faranno gli stati stessi ad uscire dalla spirale dei debiti? Se lo stato ha bisogno di 1000 e dopo un anno dovrà ritornare 1060 alle banche, dove prenderà gli altri 60 se non può stampare moneta? Dove, se non chiedendo da una parte altri prestiti sempre più costosi e dall’altra prosciugando le risorse dei cittadini che però non sono infinite? Se in una vasca immetto continuamente 1000 litri per prelevarne 1060, è ovvio che prima o poi la vasca sarà vuota!
Se poniamo su un grafico temporale gli interessi pagati dagli stati europei e i dati del debito pubblico, noteremo come la grossa parte del debito che si è generato negli anni dipenda dagli interessi pagati! Un sistema basato sul prestito non può che autoalimentare il debito pubblico, che è esploso in particolar modo negli ultimi 20 anni.

Problema n.2: le soluzioni proposte finora dai governi peggiorano il debito a lungo termine.

La soluzione non può appoggiarsi solo su manovre di austerità come finora proposto dai governi, perché più si tolgono soldi e risorse ai cittadini, più l’economia rallenta (la gente spende meno, la disoccupazione aumenta), il gettito fiscale di conseguenza diminuisce, vengono quindi richieste più tasse e così via. Questo circolo vizioso dell’impoverimento, oltre che essere immorale e richiedere strette fiscali sempre più severe, non permette agli stati di raggiungere il pareggio di bilancio. Non è teoria, l’esempio concreto l’abbiamo già dalla Grecia che, malgrado aiuti esterni ed austerità sempre più estrema, vede il suo debito pubblico non diminuire ma aumentare continuamente, con i prestiti europei che non bastano mai. Perché dovrebbe essere diverso per l’Italia e gli altri stati? Quindi gli stati non riusciranno mai a raccogliere abbastanza soldi dai cittadini per ripagare il debito ma saranno costretti ad emettere ulteriori titoli di stato per finanziarsi, i quali verranno acquistati ad un tasso di interesse sempre maggiore. Questo è il circolo vizioso del debito che non può che aumentare. Infine, le tanto decantate liberalizzazioni altro non sono che la svendita di beni pubblici a privati, ciò che ancora una volta rappresenta una sottrazione di beni di proprietà di tutti i cittadini. Le soluzioni pertanto non possono essere queste.

Problema n.3: il potere è nelle mani delle banche private.

La BCE appartiene ai suoi soci, che sono le banche centrali degli stati dell’UE. A loro volta le banche centrali sono in larga maggioranza di proprietà di banche private (93% per la Banca d’Italia), quindi la BCE appartiene quasi esclusivamente a banche private che influenzano così tutta l’economia. Ecco due articoli molto chiari del trattato di Maastricht (1992) che approfondiremo in seguito. Lascio ai lettori le considerazioni:

Articolo 107
Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo Statuto del SEBC, né la BCE, né una Banca centrale nazionale, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.  

Articolo 105A
1. La BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità. La BCE e le Banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nella Comunità.

2. Gli Stati membri possono coniare monete metalliche con l’approvazione delle BCE per quanto riguarda il volume del conio.
Il motivo per cui alle banche centrali sono stati concessi pieni poteri è da ricercarsi in un passato in cui gli stati stampavano troppo allegramente moneta garantendo privilegi al loro apparato burocratico e alle loro classi dirigenti e surriscaldando l’economia, provocando inflazione talvolta a due cifre. Tuttavia il problema si è solo spostato e le banche centrali hanno unicamente cambiato “padroni”, che anche oggi si preoccupano di curare i loro interessi. Loro determinano quanta liquidità mettersi a disposizione (liquidità che hanno utilizzato spesso per scopi speculativi o che lasciano sempre più immobilizzata nei loro depositi “overnight” invece di metterla in circolazione), fissano i tassi di interesse, decidono quanti soldi prestare agli stati. Attraverso il debito le banche gestiscono la politica degli stati e le nostre stesse vite, perché ne sono le reali proprietarie. Inoltre esercitano il potere mettendo i loro uomini in posizioni decisionali strategiche. Qualche esempio? Mario Draghi, presidente della BCE, è stato vicepresidente della banca Goldman Sachs; Mario Monti è stato consulente internazionale di Goldman Sachs, è membro del gruppo Bilderberg e presidente europeo della Commissione Trilaterale (fondata dal banchiere americano Rockfeller); Lucas Papademos è stato presidente della BCE dal 2002 al 2010. Attraverso il loro operato le classi dirigenti di grossi gruppi bancari hanno guadagnato sempre più potere e ricchezza con il beneplacito dei governanti. Con il pretesto di controllare l’inflazione, si sono appropriate del monopolio sulla moneta, riducendo effettivamente le spinte inflattive ma a discapito di una sottomonetarizzazione dell’intera economia, con conseguente rallentamento della stessa e progressivo impoverimento dei cittadini. In pratica non ci sono abbastanza soldi in circolazione e ce ne rendiamo facilmente conto nella quotidianità: manca denaro agli stati, alle istituzioni pubbliche, alle imprese, ai cittadini.

Ma allora quale potrebbe essere la vera e radicale soluzione del debito pubblico?

Gli stati, e quindi i cittadini, devono prima di tutto riprendere il controllo delle banche centrali tramite un’azione legislativa da parte del Parlamento europeo e del Consiglio europeo nei confronti della Commissione europea e della BCE. È legalmente possibile, è solo questione di volontà politica. A questo punto il Parlamento europeo dovrà disporre un piano di emissione monetaria gratuita accreditandola a poco a poco nel corso dei prossimi anni ai bilanci statali in proporzione alla popolazione e al PIL.
Questa moneta potrà essere usata dagli stati solo per arrestare e ridurre progressivamente il debito pubblico. Se ciò sarà effettuato dosando adeguatamente questa iniezione di liquidità, non bisognerà temere l’inflazione perché l’economia è attualmente molto sottocapitalizzata e la mancanza di moneta è proprio il problema basilare dell’attuale recessione dei paesi sviluppati. Inoltre grazie ad un adeguato controllo sui prezzi e sui salari e alla possibilità ad esempio di ridurre l’IVA e i dazi sui carburanti, le eventuali spinte inflattive potranno essere facilmente controllate.
Non bisogna inoltre dimenticare che le stesse manovre di austerità provocano inflazione perché tasse e dazi aumentano i prezzi. Allo stesso tempo la riduzione di stipendi e pensioni portano ad una diminuzione del potere di acquisto. Non più strozzati da tasse e balzelli, i cittadini ricomincerebbero a respirare e l’intera economia ripartirebbe.

I tassi di interesse diminuirebbero e l’euro si rafforzerebbe perché l’economia europea sarebbe di nuovo degna di fiducia.

Riassumendo, la BCE e tutte le banche centrali statali dovrebbero essere inizialmente nazionalizzate, per poi passare in gestione a strutture o commissioni indipendenti senza scopo di lucro e finalizzate al bene pubblico, sotto il controllo legislativo da parte degli stati. Chi dice che questo non è possibile o che avrebbe effetti deleteri nega la realtà che è sotto i nostri occhi con esempi eclatanti: stati come Nuova Zelanda e Norvegia, che hanno economie solide, possiedono banche centrali di proprietà completamente dello stato. Al contrario Italia e Grecia, come altri stati dell’ UE in grossa difficoltà, hanno banche centrali privatizzate. Ora si capisce anche il motivo della durissima reazione degli organi di potere europei nei confronti dell’Ungheria, che con la nuova costituzione intende aumentare il controllo statale sulla sua banca centrale.

La situazione in alcuni paesi dell’area euro è davvero preoccupante. La gente non ha più soldi per acquistare le merci presenti nei negozi, apprendiamo di casi di suicidi tra i piccoli imprenditori, iniziano rappresaglie nei confronti di banche e agenzie delle entrate che potrebbero sfociare in veri e propri atti terroristici, le piazze si stanno riempiendo di gente sempre più arrabbiata, senza soldi e senza futuro. La situazione ha delle preoccupanti analogie con la crisi del 1929, con la differenza peggiorativa che oggi gli stati sono molto più indebitati. Allora la crisi aveva preparato il terreno alla seconda guerra mondiale, oggi la povertà e la sfacciata maldistribuzione della ricchezza tra i tanti poveri e i pochi ricchi è terreno fertile per future rivolte sociali e rivoluzioni.

Sono pochissimi coloro che conoscono i meccanismi di funzionamento del sistema finanziario, che viene accettato da tutti come un dogma senza pensare che da esso dipende il nostro futuro e quello dei nostri cari. Auspico che i media e coloro che scrivono di economia e finanza abbiano il coraggio di diffondere questi concetti ai cittadini, perché solo attraverso una corretta informazione sarà possibile creare una coscienza popolare necessaria per costringere i nostri governanti a cambiare un modello che ha fallito e che, continuando in questa direzione, non potrà che portarci nel baratro.

Sarei grato a tutti coloro che condividono questo mio scritto a diffonderlo integralmente a tutti i contatti conosciuti inviandolo per mail, inserendolo su forum e blog, parlandone ad amici e conoscenti, sempre allegando e citando la fonte dalla quale ho tratto spunto per diversi concetti espressi e che vi consiglio di leggere integralmente. Solo sapendo come funzionano le cose potremo iniziare a lottare per cambiare un sistema che ci sta opprimendo.

http://web.resmarche.it/resmarche/docs/420.pdf

MP

Una risposta to “Cause e soluzione del debito pubblico”

  1. Marc scrive:

    Scritto molto interessante e illustrato chiaramente.

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